Saggezza non teorica o mentale, ma vitale e corporea, intento orientato ad comportamento per cercare di condurre una vita “forte e chiara” in una realtà che ci indebolisce, ci disperde, ci svuota.
Un’arte dell’attenzione.
Quando siamo presenti in ciò che facciamo. Quando le nostre decisioni sono precise.
«L’arte dell’attenzione: La prima sfida che affronta il guerriero è imparare a fermare il mondo e vedere.»
Questa frase riassume uno dei punti centrali dell’insegnamento di don Juan Matus nei libri di Carlos Castaneda.
1. «Fermare il mondo» Per don Juan il “mondo” non è la realtà oggettiva esterna, ma la descrizione continua che noi stessi ne facciamo.
Parliamo costantemente dentro di noi (il dialogo interno).
Classifichiamo, giudichiamo, diamo nomi, ripetiamo abitudini di pensiero.
Tutto questo mantiene attiva una “descrizione del mondo” che ci appare solida e unica.
Fermare il mondo significa interrompere questo flusso automatico.
Quando il dialogo interno si ferma (anche solo per pochi istanti), la realtà abituale perde la sua solidità.
Le cose smettono di essere “tavolo”, “albero”, “persona” e diventano pure apparenze energetiche.
È un’esperienza di sospensione della realtà ordinaria, PURA OSSERVAZIONE
È la prima grande impresa del guerriero perché senza questo silenzio interiore non si può accedere a nessuna percezione nuova.
2. «Vedere»
Qui “vedere” non significa guardare con gli occhi normali.
Nel linguaggio di don Juan vedere (seeing) è una capacità speciale:
Percezione diretta dell’energia.
Capacità di cogliere l’essenza luminosa delle cose (i “filamenti” di luce, l’uovo luminoso che circonda gli esseri umani, le linee di potere, ecc.).
Guardare il mondo dal punto di vista del nagual (la realtà non ordinaria) invece che dal tonal (la realtà quotidiana ordinata e nominata).
Chi “vede” non interpreta più: contatta direttamente ciò che è.
3. Perché è la «prima sfida» del guerriero
Il guerriero (l’uomo di conoscenza) non cerca poteri magici per divertimento.
Cerca libertà di percezione.
Prima di poter fare qualsiasi altra cosa (cacciare potere, sognare, spostare il punto di assemblaggio, ecc.)
deve:Imparare a fermare il dialogo interno → fermare il mondo.
Usare quel silenzio per iniziare a vedere.
Senza questo passaggio base, tutto il resto resta solo teoria o illusioni della mente ordinaria.
4. Il legame con «l’arte dell’attenzione»
Per Castaneda l’attenzione è la forza che “assembla” il mondo.
un antico detto dei seguaci del TAO
意到則氣到 Dove va l’attenzione si dirige l’energia
Prima attenzione: quella ordinaria, che crea e mantiene il mondo di tutti i giorni.
Seconda attenzione: quella che permette di percepire il nagual e di “vedere”.
L’arte dell’attenzione consiste proprio nell’imparare a dirigere, concentrare e spostare questa forza.
Fermare il mondo e vedere è il primo e più difficile esercizio di quest’arte.
Il guerriero deve prima di tutto interrompere la descrizione automatica della realtà (fermare il mondo) e sviluppare una percezione diretta dell’energia (vedere).
Solo così inizia davvero il cammino della conoscenza.
È un invito radicale a sospendere il modo abituale di pensare e percepire, per entrare in un altro ordine di realtà.
L’inutile rispetto all’Assoluto in diverse prospettive:
Carlos Castaneda
Inutile è tutto ciò che rinforza la descrizione ordinaria del mondo (il tonal), consuma energia senza spostare il punto di unione e tiene il guerriero prigioniero della percezione abituale.
Preoccupazioni sociali, auto-importanza, rimpianti, giustificazioni, “fare” compulsivo, chiacchiere interiori e attaccamento alle routine quotidiane sono inutili: non liberano verso il nagual, anzi lo allontanano. Anche azioni apparentemente virtuose o efficaci diventano inutili se non sono compiute con impeccabilità e intenzione di libertà.
Stoici Inutile (o piuttosto “indifferente” nel senso peggiorativo)
è tutto ciò che non dipende da noi e non contribuisce alla virtù.
Ricchezza, fama, piacere, salute, successo esteriore, opinione altrui: se li si tratta come beni veri, diventano fonte di turbamento e quindi inutili rispetto al Logos. Ancora più inutile è l’azione mossa da passione (pathos), giudizio errato o ricerca di risultati esterni. Solo ciò che allontana dall’accordo con la natura razionale è davvero vano.
Julius Evola
Inutile è l’azione immersa nel divenire senza alcun centro trascendente: l’attivismo moderno, il progresso materialista, la politica come fine a se stessa, il successo mondano perseguito con attaccamento.
Tutto ciò che rimane sul piano puramente umano, storico o “vitale” senza orientamento verso l’Alto è, per Evola, sterile o addirittura dissolutivo. L’inutile assoluto è la vita vissuta interamente “sotto” il livello dell’iniziato o del guerriero spirituale, senza distacco e senza tensione verso il Principio.
Taoisti Inutile (e controproducente) è lo sforzo forzato, il calcolo eccessivo, la virtù ostentata, il voler “migliorare” o “correggere” il corso naturale delle cose.
L’efficienza artificiale, l’ambizione, il moralismo rigido, il fare che si oppone al Tao generano rigidità e rottura. Ciò che appare utile al mondo ordinario (pianificazione rigidissima, accumulo, affermazione di sé) è spesso inutile o dannoso rispetto al Tao, perché interrompe la spontaneità e crea resistenza.
Antico buddismo Inutile (anattha, non-benefico, o semplicemente non-kusala) è tutto ciò che non conduce alla cessazione della sofferenza e alimenta invece le radici dell’attaccamento, dell’avversione e dell’ignoranza.
Azioni, pensieri e stati mentali che rafforzano il senso di “io”, alimentano desiderio o odio, o restano prigionieri delle concezioni dualistiche sono inutili rispetto a Nibbāna. Anche meriti mondani, pratiche rituali vuote o speculazioni metafisiche senza effetto liberatorio sono considerate sterili se non riducono dukkha.
| Tradizione | Ciò che è inutile rispetto all’Assoluto |
|---|---|
| Castaneda | Tutto ciò che rinforza il tonal e consuma energia senza libertà |
| Stoici | Ciò che non dipende da noi e allontana dalla virtù |
| Evola | Azione e vita senza centro trascendente |
| Taoisti | Sforzo forzato e opposizione al movimento naturale del Tao |
| Antico buddismo | Tutto ciò che non riduce dukkha e non conduce a Nibbāna |
In tutte queste visioni l’inutile non è semplicemente “ciò che non serve nella vita quotidiana”, ma ciò che distoglie, disperde o lega rispetto all’Assoluto.
Quando ci facciamo carico delle nostre azioni, si veleggia contro corrente..Il “guerriero” secondo Don Juan non combatte nessuna guerra, ma è una persona che si batte in ogni momento e con ogni gesto per rimanere impeccabile a dispetto delle forze che vogliono dissipare e depotenziare qualsiasi esercizio di autonomia – dell’attenzione, della percezione e del proprio sentire.
Nella strategia del guerriero non contano le vittorie e le sconfitte, i successi o i fallimenti, quanto la natura delle azioni. L’atto impeccabile ha già in sé la sua ricompensa.
“Il guerriero si controlla e si abbandona. È un cacciatore: calcola tutto. Questo è controllo. Ma una volta finiti i calcoli, agisce. Si lascia andare: questo è abbandono.”
Gli insegnamenti di Don Juan”,Carlos Castaneda
Ogni volta che agiamo senza distrarci guadagniamo potere personale.
Questa potere non è qualcosa da possedere o da esercitare sugli altri.
È più che altro un sentimento, uno stato d’animo, un fuoco interiore, una disposizione alla buona sorte.
Don Juan dice: “possiamo sempre farci consigliare dalla nostra morte”.
La nostra morte è sempre di fianco a noi e possiamo farle domande per tutta la vita.
Quando dobbiamo decidere qualcosa, la nostra morte dirà:
“considera ogni azione come la tua ultima battaglia sulla terra”.
ποριεῖς δέ, ἂν ὡς ἐσχάτην τοῦ βίου ἑκάστην πρᾶξιν ἐνεργῇς
Libro II
Τὰ εἰς ἑαυτόν
Συγγραφέας: Μάρκος Αυρήλιος
Perfice Omnia facta vitae quasi haec postrema essent
Te ne affrancherai compiendo ogni singola azione come fosse l’ultima della tua vita, lontano da ogni superficialità e da ogni
avversione passionale alle scelte della ragione e da ogni finzione, egoismo e malcontento per la tua sorte.
Marco Aurelio
A se stesso
(pensieri)
Quando siamo a disagio perché vorremmo essere da un’altra parte, la nostra morte ci dirà:
“Non esiste che questa situazione, questo momento, questa compagnia, questo spazio di manovra.
La libertà non è scegliere quel che ci pare, ma saper fare partendo da quel che c’è”.
ALTRO SU CASTANEDA
La pratica dell’impeccabilità (secondo gli insegnamenti di don Juan Matus trasmessi da Carlos Castaneda) è uno dei pilastri centrali del cammino del guerriero. Non è perfezione morale, purezza etica o “essere bravi”. È qualcosa di molto più radicale e pragmatico.Cos’è davvero l’impeccabilitàDon Juan la definisce come usare tutta l’energia disponibile nel modo più efficace possibile, senza disperderla.
L’impeccabilità è l’arte di non sprecare nemmeno una briciola del proprio potere personale.
Tutto ciò che consuma energia senza produrre un guadagno in lucidità, libertà o spostamento del punto di unione è considerato non-impeccabile.Le principali “falle” energetiche che l’impeccabilità combatte sono:
- L’importanza personale (self-importance)
- L’auto-compatimento (self-pity)
- I rimpianti e i sensi di colpa
- Le giustificazioni e le spiegazioni infinite
- Le aspettative verso gli altri e verso se stessi
- Il parlare eccessivo (soprattutto il parlare di sé)
Come si pratica concretamente
- Inventario energetico quotidiano
Alla fine della giornata (o in momenti di quiete) il guerriero rivede le proprie azioni e si chiede:
“Dove ho sprecato energia oggi? Dove mi sono difeso, giustificato, lamentato, o ho cercato di apparire?”
Non lo fa per biasimarsi, ma per vedere con chiarezza e interrompere il meccanismo. - Agire come se ogni atto fosse l’ultimo
Don Juan insisteva sul fatto che la morte è sempre a sinistra, a un braccio di distanza.
Questa consapevolezza toglie peso alle piccole vanità e costringe a scegliere con precisione.
L’impeccabilità nasce quando si agisce sapendo che non ci sarà una seconda possibilità di “fare meglio dopo”. - Eliminare l’importanza personale
Si tratta di un lavoro sistematico e spesso umiliante.
Il guerriero impara a non difendere la propria immagine, a non spiegarsi, a non pretendere riconoscimento.
Quando qualcuno lo attacca o lo ignora, osserva la propria reazione interna invece di reagire.
Ogni volta che riesce a non difendersi, recupera energia. - Il “non-fare” applicato all’immagine di sé
Si interrompe deliberatamente le routine che rinforzano chi crediamo di essere (il modo di parlare, di vestirsi, di raccontarsi, di reagire).
Piccoli “non-fare” quotidiani indeboliscono la descrizione fissa del mondo e liberano energia. - La follia controllata (controlled folly)
Una volta raggiunta una certa impeccabilità, il guerriero agisce nel mondo sapendo che tutto è egualmente importante e egualmente privo di importanza.
Partecipa pienamente, ma senza attaccamento al risultato. Questa è l’espressione matura dell’impeccabilità.
L’effetto dell’impeccabilitàQuando si smette di disperdere energia nei modi abituali, questa si accumula.
L’energia accumulata produce:
- Maggiore lucidità
- Capacità di interrompere il dialogo interiore
- Possibilità di “vedere” (percezione diretta dell’energia)
- Spostamenti del punto di unione (accessi a stati non ordinari di realtà)
Senza impeccabilità, secondo don Juan, qualsiasi tecnica (sogno, stalking, piante di potere, ecc.) resta sterile o addirittura pericolosa, perché non c’è abbastanza energia per sostenerla.
L’impeccabilità non è un idealismo ascetico né un moralismo.
Si può essere impeccabili anche mentre si mente, si combatte o si agisce in modi che il mondo ordinario giudicherebbe “sbagliati”, a patto che l’azione sia compiuta con totale presenza, senza auto-importanza e senza spreco energetico.È una disciplina di precisione energetica, non di purezza morale.
1. L’uomo differenziato (Julius Evola)L’uomo differenziato è colui che, pur vivendo nel mondo della dissoluzione moderna, mantiene un centro interiore trascendente e agisce “sopra” le contingenze senza esserne posseduto (“cavalcare la tigre”).Punti di contatto con l’impeccabilità:
- Entrambi rifiutano l’importanza personale e l’identificazione con i ruoli sociali.
- Entrambi agiscono con distacco dal frutto dell’azione.
- Entrambi considerano l’energia (o la “presenza”) qualcosa da non disperdere in emozioni inutili, giustificazioni e auto-compatimento.
Differenze sostanziali:
- In Evola l’impeccabilità è orientata verso un principio metafisico superiore (Tradizione, asse verticale).
L’azione impeccabile è un mezzo per restare “in piedi” in un mondo che crolla. - In Castaneda è puramente pragmatica ed energetica: serve ad accumulare potere personale per spostare il punto di unione e raggiungere la libertà totale (anche rispetto a qualsiasi “principio” metafisico).
- L’uomo differenziato mantiene una dignità aristocratica e una distanza olímpica; il guerriero di don Juan può apparire umile, ridicolo o insignificante, purché risparmi energia.
In sintesi: l’impeccabilità castanediana è la versione “tecnica” e desacralizzata di ciò che Evola chiama virilità spirituale o azione pura.2. Il saggio buddista (antico buddismo)Il saggio (arahant o, in senso più ampio, colui che cammina sul sentiero) ha estinto le radici dell’attaccamento, dell’avversione e dell’ignoranza. Agisce senza “io” che si appropria dell’azione.Punti di contatto:
- Entrambi combattono l’auto-importanza e l’auto-compatimento (nel buddismo: māna e soka).
- Entrambi valorizzano l’attenzione vigile e la non-dispersione (nel buddismo: sati e appamāda – diligenza).
- Entrambi considerano inutili le reazioni abituali dettate dall’ego.
Differenze importanti:
- L’impeccabilità di Castaneda è ancora mossa da un forte intento guerriero: accumulare potere, combattere, “vincere” la propria limitatezza.
- Il saggio buddista ha abbandonato anche l’intento di accumulare o vincere. L’azione impeccabile nasce dalla cessazione del craving, non da una strategia energetica.
- In Castaneda si può essere impeccabili mentre si mente, si combatte o si usa la “follia controllata”. Nel buddismo antico l’azione del saggio è naturalmente allineata a sīla (etica) perché le radici impure sono estinte.
L’impeccabilità del guerriero è ancora un mezzo; per l’arahant è diventata lo stato naturale.3. Lo stoicoLo stoico (specialmente quello romano maturo: Epitteto, Marco Aurelio, Seneca) distingue nettamente ciò che dipende da lui (assenso, proairesis, virtù) da ciò che non dipende da lui, e concentra tutta la sua energia sul primo ambito.Forti affinità:
- L’impeccabilità castanediana e la disciplina stoica sono entrambe pratiche di economia energetica interiore.
- Entrambe combattono le passioni inutili (ira, paura, vanità, rimpianto).
- Entrambe usano la consapevolezza della morte come strumento di lucidità.
- Entrambe considerano l’opinione altrui e l’immagine di sé come trappole da neutralizzare.
Differenze:
- Lo stoico orienta tutto verso la virtù e l’accordo con il Logos. L’impeccabilità è morale e razionale.
- In Castaneda non esiste un Logos a cui conformarsi: l’unico criterio è l’efficacia energetica rispetto alla libertà del nagual. Un’azione può essere impeccabile anche se “immorale” secondo criteri comuni.
- Lo stoico cerca la tranquillità (ataraxia) e la coerenza interiore; il guerriero di don Juan cerca potere, fluidità e la possibilità di “vedere” e “sognare”.
Sintesi comparativa
L’impeccabilità di Castaneda è forse la più “tecnica” e la meno metafisica delle quattro. Può essere praticata anche da chi non condivide alcuna visione trascendente, proprio perché il suo criterio è solo l’efficienza energetica. Allo stesso tempo, quando portata alle sue estreme conseguenze, produce uno stato interiore che ricorda da vicino sia il distacco dell’uomo differenziato, sia la non-reattività del saggio buddista, sia la disciplina dello stoico.
Il saggio taoistaIl saggio taoista (il sheng ren o l’uomo del Tao) vive in accordo con il Tao attraverso il wu wei (non-agire forzato), la spontaneità (ziran) e la flessibilità. Non combatte il mondo: fluisce con esso. Non accumula potere personale in senso guerriero: si svuota, diventa come l’acqua, inutile all’apparenza e perciò invincibile.Punti di contatto con l’impeccabilità:
- Entrambi rifiutano lo sforzo eccessivo, l’importanza personale e l’auto-affermazione.
- Entrambi valorizzano l’economia del movimento interiore: non disperdere energia in resistenze inutili.
- Entrambi considerano le reazioni abituali dell’ego (difesa, giustificazione, pretesa) come sprechi.
- Entrambi usano una forma di “non-fare” rispetto all’immagine di sé.
Differenze decisive:
- L’impeccabilità castanediana è ancora volontà concentrata e intento guerriero. Il guerriero sceglie di essere impeccabile, lotta contro le proprie debolezze energetiche e accumula potere.
- Il saggio taoista non “sceglie” l’impeccabilità: essa emerge naturalmente quando cessa ogni forzatura. Non c’è lotta contro l’importanza personale; l’importanza personale semplicemente si dissolve perché non c’è più un “io” che la sostiene.
- In Castaneda l’energia viene risparmiata e accumulata per scopi precisi (spostare il punto di unione, raggiungere la libertà).
Nel taoismo l’energia non viene accumulata in senso personale: viene lasciata circolare liberamente. Il saggio non diventa “più potente”; diventa più vuoto e perciò più conforme al Tao. - Il guerriero di don Juan può usare la “follia controllata” e agire in modi strategicamente non-naturali. Il saggio taoista agisce solo in modo naturalmente confacente al momento, senza strategia.
In breve:
l’impeccabilità di Castaneda è una disciplina di precisione e di risparmio energetico orientata alla libertà.
L’impeccabilità del saggio taoista è l’assenza stessa di disciplina forzata, il risultato del non-opporre resistenza al Tao.Tabella aggiornata
| Figura | Nucleo dell’impeccabilità | Scopo ultimo | Tono esistenziale |
|---|---|---|---|
| Guerriero (Castaneda) | Economia energetica radicale e intento | Libertà totale / nagual | Guerresco, pragmatico |
| Uomo differenziato | Distacco aristocratico e tensione verticale | Permanere sopra la dissoluzione | Olimpico, distaccato |
| Saggio buddista | Estinzione dell’ego e delle radici impure | Nibbāna | Quietamente liberato |
| Stoico | Concentrazione su ciò che dipende da noi | Virtù e accordo con il Logos | Egemonicon principio direttivo interiore |
| Saggio taoista | Non-forzatura e spontaneità (wu wei) | Accordo con il Tao | Fluido, vuoto, naturale |
L’impeccabilità castanediana resta la più “attiva” e strategica delle cinque. Le altre quattro, in gradi diversi, tendono verso una forma di abbandono o di allineamento a un principio più grande (Tradizione, Nibbāna, Logos, Tao). Solo in Castaneda l’impeccabilità è ancora una tecnica di potere personale al servizio di una libertà senza principi superiori.

