Site icon Francesco Dal Pino

L’arte dell’attenzione : La prima sfida che affronta il guerriero è imparare a fermare il mondo e vedere. 

Saggezza non teorica o mentale, ma vitale e corporea, intento orientato ad comportamento per cercare di condurre una vita “forte e chiara” in una realtà che ci indebolisce, ci disperde, ci svuota. 

Un’arte dell’attenzione.
Quando siamo presenti in ciò che facciamo. Quando le nostre decisioni sono precise.

L’inutile rispetto all’Assoluto in diverse prospettive:

Carlos Castaneda
Inutile è tutto ciò che rinforza la descrizione ordinaria del mondo (il tonal), consuma energia senza spostare il punto di unione e tiene il guerriero prigioniero della percezione abituale.


Preoccupazioni sociali, auto-importanza, rimpianti, giustificazioni, “fare” compulsivo, chiacchiere interiori e attaccamento alle routine quotidiane sono inutili: non liberano verso il nagual, anzi lo allontanano. Anche azioni apparentemente virtuose o efficaci diventano inutili se non sono compiute con impeccabilità e intenzione di libertà.

Stoici Inutile (o piuttosto “indifferente” nel senso peggiorativo)
è tutto ciò che non dipende da noi e non contribuisce alla virtù.


Ricchezza, fama, piacere, salute, successo esteriore, opinione altrui: se li si tratta come beni veri, diventano fonte di turbamento e quindi inutili rispetto al Logos. Ancora più inutile è l’azione mossa da passione (pathos), giudizio errato o ricerca di risultati esterni. Solo ciò che allontana dall’accordo con la natura razionale è davvero vano.

Julius Evola
Inutile è l’azione immersa nel divenire senza alcun centro trascendente: l’attivismo moderno, il progresso materialista, la politica come fine a se stessa, il successo mondano perseguito con attaccamento.


Tutto ciò che rimane sul piano puramente umano, storico o “vitale” senza orientamento verso l’Alto è, per Evola, sterile o addirittura dissolutivo. L’inutile assoluto è la vita vissuta interamente “sotto” il livello dell’iniziato o del guerriero spirituale, senza distacco e senza tensione verso il Principio.

Taoisti Inutile (e controproducente) è lo sforzo forzato, il calcolo eccessivo, la virtù ostentata, il voler “migliorare” o “correggere” il corso naturale delle cose.


L’efficienza artificiale, l’ambizione, il moralismo rigido, il fare che si oppone al Tao generano rigidità e rottura. Ciò che appare utile al mondo ordinario (pianificazione rigidissima, accumulo, affermazione di sé) è spesso inutile o dannoso rispetto al Tao, perché interrompe la spontaneità e crea resistenza.

Antico buddismo Inutile (anattha, non-benefico, o semplicemente non-kusala) è tutto ciò che non conduce alla cessazione della sofferenza e alimenta invece le radici dell’attaccamento, dell’avversione e dell’ignoranza.


Azioni, pensieri e stati mentali che rafforzano il senso di “io”, alimentano desiderio o odio, o restano prigionieri delle concezioni dualistiche sono inutili rispetto a Nibbāna. Anche meriti mondani, pratiche rituali vuote o speculazioni metafisiche senza effetto liberatorio sono considerate sterili se non riducono dukkha.

TradizioneCiò che è inutile rispetto all’Assoluto
CastanedaTutto ciò che rinforza il tonal e consuma energia senza libertà
StoiciCiò che non dipende da noi e allontana dalla virtù
EvolaAzione e vita senza centro trascendente
TaoistiSforzo forzato e opposizione al movimento naturale del Tao
Antico buddismoTutto ciò che non riduce dukkha e non conduce a Nibbāna

In tutte queste visioni l’inutile non è semplicemente “ciò che non serve nella vita quotidiana”, ma ciò che distoglie, disperde o lega rispetto all’Assoluto.



Quando ci facciamo carico delle nostre azioni, si veleggia contro corrente..Il “guerriero” secondo Don Juan non combatte nessuna guerra, ma è una persona che si batte in ogni momento e con ogni gesto per rimanere impeccabile a dispetto delle forze che vogliono dissipare e depotenziare qualsiasi esercizio di autonomia – dell’attenzione, della percezione e del proprio sentire.


Nella strategia del guerriero non contano le vittorie e le sconfitte, i successi o i fallimenti, quanto la natura delle azioni. L’atto impeccabile ha già in sé la sua ricompensa.

“Il guerriero si controlla e si abbandona. È un cacciatore: calcola tutto. Questo è controllo. Ma una volta finiti i calcoli, agisce. Si lascia andare: questo è abbandono.”


Gli insegnamenti di Don Juan”,Carlos Castaneda 

Ogni volta che agiamo senza distrarci guadagniamo potere personale.

Questa potere non è qualcosa da possedere o da esercitare sugli altri.

È più che altro un sentimento, uno stato d’animo, un fuoco interiore, una disposizione alla buona sorte.


Don Juan dice: “possiamo sempre farci consigliare dalla nostra morte”. 

La nostra morte è sempre di fianco a noi e possiamo farle domande per tutta la vita.

Quando dobbiamo decidere qualcosa, la nostra morte dirà:

“considera ogni azione come la tua ultima battaglia sulla terra”.

 ποριεῖς δέ, ἂν ὡς ἐσχάτην τοῦ βίου ἑκάστην πρᾶξιν ἐνεργῇς

Libro II

Τὰ εἰς ἑαυτόν
Συγγραφέας: Μάρκος Αυρήλιος

Perfice Omnia facta vitae quasi haec postrema essent

Te ne affrancherai compiendo ogni singola azione come fosse l’ultima della tua vita, lontano da ogni superficialità e da ogni

avversione passionale alle scelte della ragione e da ogni finzione, egoismo e malcontento per la tua sorte.

Marco Aurelio
A se stesso
(pensieri)

Quando siamo a disagio perché vorremmo essere da un’altra parte, la nostra morte ci dirà:

“Non esiste che questa situazione, questo momento, questa compagnia, questo spazio di manovra. 
La libertà non è scegliere quel che ci pare, ma saper fare partendo da quel che c’è”.

ALTRO SU CASTANEDA
La Via Stoica

La pratica dell’impeccabilità (secondo gli insegnamenti di don Juan Matus trasmessi da Carlos Castaneda) è uno dei pilastri centrali del cammino del guerriero. Non è perfezione morale, purezza etica o “essere bravi”. È qualcosa di molto più radicale e pragmatico.Cos’è davvero l’impeccabilitàDon Juan la definisce come usare tutta l’energia disponibile nel modo più efficace possibile, senza disperderla.
L’impeccabilità è l’arte di non sprecare nemmeno una briciola del proprio potere personale.
Tutto ciò che consuma energia senza produrre un guadagno in lucidità, libertà o spostamento del punto di unione è considerato non-impeccabile.Le principali “falle” energetiche che l’impeccabilità combatte sono:

Come si pratica concretamente

  1. Inventario energetico quotidiano
    Alla fine della giornata (o in momenti di quiete) il guerriero rivede le proprie azioni e si chiede:
    “Dove ho sprecato energia oggi? Dove mi sono difeso, giustificato, lamentato, o ho cercato di apparire?”
    Non lo fa per biasimarsi, ma per vedere con chiarezza e interrompere il meccanismo.
  2. Agire come se ogni atto fosse l’ultimo
    Don Juan insisteva sul fatto che la morte è sempre a sinistra, a un braccio di distanza.
    Questa consapevolezza toglie peso alle piccole vanità e costringe a scegliere con precisione.
    L’impeccabilità nasce quando si agisce sapendo che non ci sarà una seconda possibilità di “fare meglio dopo”.
  3. Eliminare l’importanza personale
    Si tratta di un lavoro sistematico e spesso umiliante.
    Il guerriero impara a non difendere la propria immagine, a non spiegarsi, a non pretendere riconoscimento.
    Quando qualcuno lo attacca o lo ignora, osserva la propria reazione interna invece di reagire.
    Ogni volta che riesce a non difendersi, recupera energia.
  4. Il “non-fare” applicato all’immagine di sé
    Si interrompe deliberatamente le routine che rinforzano chi crediamo di essere (il modo di parlare, di vestirsi, di raccontarsi, di reagire).
    Piccoli “non-fare” quotidiani indeboliscono la descrizione fissa del mondo e liberano energia.
  5. La follia controllata (controlled folly)
    Una volta raggiunta una certa impeccabilità, il guerriero agisce nel mondo sapendo che tutto è egualmente importante e egualmente privo di importanza.
    Partecipa pienamente, ma senza attaccamento al risultato. Questa è l’espressione matura dell’impeccabilità.

L’effetto dell’impeccabilitàQuando si smette di disperdere energia nei modi abituali, questa si accumula.
L’energia accumulata produce:

Senza impeccabilità, secondo don Juan, qualsiasi tecnica (sogno, stalking, piante di potere, ecc.) resta sterile o addirittura pericolosa, perché non c’è abbastanza energia per sostenerla.
L’impeccabilità non è un idealismo ascetico né un moralismo.
Si può essere impeccabili anche mentre si mente, si combatte o si agisce in modi che il mondo ordinario giudicherebbe “sbagliati”, a patto che l’azione sia compiuta con totale presenza, senza auto-importanza e senza spreco energetico.È una disciplina di precisione energetica, non di purezza morale.

1. L’uomo differenziato (Julius Evola)L’uomo differenziato è colui che, pur vivendo nel mondo della dissoluzione moderna, mantiene un centro interiore trascendente e agisce “sopra” le contingenze senza esserne posseduto (“cavalcare la tigre”).Punti di contatto con l’impeccabilità:

Differenze sostanziali:

In sintesi: l’impeccabilità castanediana è la versione “tecnica” e desacralizzata di ciò che Evola chiama virilità spirituale o azione pura.2. Il saggio buddista (antico buddismo)Il saggio (arahant o, in senso più ampio, colui che cammina sul sentiero) ha estinto le radici dell’attaccamento, dell’avversione e dell’ignoranza. Agisce senza “io” che si appropria dell’azione.Punti di contatto:

Differenze importanti:

L’impeccabilità del guerriero è ancora un mezzo; per l’arahant è diventata lo stato naturale.3. Lo stoicoLo stoico (specialmente quello romano maturo: Epitteto, Marco Aurelio, Seneca) distingue nettamente ciò che dipende da lui (assenso, proairesis, virtù) da ciò che non dipende da lui, e concentra tutta la sua energia sul primo ambito.Forti affinità:

Differenze:

Sintesi comparativa

L’impeccabilità di Castaneda è forse la più “tecnica” e la meno metafisica delle quattro. Può essere praticata anche da chi non condivide alcuna visione trascendente, proprio perché il suo criterio è solo l’efficienza energetica. Allo stesso tempo, quando portata alle sue estreme conseguenze, produce uno stato interiore che ricorda da vicino sia il distacco dell’uomo differenziato, sia la non-reattività del saggio buddista, sia la disciplina dello stoico.

Il saggio taoistaIl saggio taoista (il sheng ren o l’uomo del Tao) vive in accordo con il Tao attraverso il wu wei (non-agire forzato), la spontaneità (ziran) e la flessibilità. Non combatte il mondo: fluisce con esso. Non accumula potere personale in senso guerriero: si svuota, diventa come l’acqua, inutile all’apparenza e perciò invincibile.Punti di contatto con l’impeccabilità:

Differenze decisive:

In breve:
l’impeccabilità di Castaneda è una disciplina di precisione e di risparmio energetico orientata alla libertà.
L’impeccabilità del saggio taoista è l’assenza stessa di disciplina forzata, il risultato del non-opporre resistenza al Tao.Tabella aggiornata

FiguraNucleo dell’impeccabilitàScopo ultimoTono esistenziale
Guerriero (Castaneda)Economia energetica radicale e intentoLibertà totale / nagualGuerresco, pragmatico
Uomo differenziatoDistacco aristocratico e tensione verticalePermanere sopra la dissoluzioneOlimpico, distaccato
Saggio buddistaEstinzione dell’ego e delle radici impureNibbānaQuietamente liberato
StoicoConcentrazione su ciò che dipende da noiVirtù e accordo con il LogosEgemonicon principio direttivo interiore
Saggio taoistaNon-forzatura e spontaneità (wu wei)Accordo con il TaoFluido, vuoto, naturale

L’impeccabilità castanediana resta la più “attiva” e strategica delle cinque. Le altre quattro, in gradi diversi, tendono verso una forma di abbandono o di allineamento a un principio più grande (Tradizione, Nibbāna, Logos, Tao). Solo in Castaneda l’impeccabilità è ancora una tecnica di potere personale al servizio di una libertà senza principi superiori.

Exit mobile version