Site icon Francesco Dal Pino

Chiunque, dunque, si erga contro Eros come un pugile per combattere, è solo un pazzo: perfino sugli dèi, infatti, domina a suo piacimento.

Chiunque, dunque, si erga contro Eros
come un pugile per combattere, è solo un pazzo:
perfino sugli dèi, infatti, domina a suo piacimento.

Ἔρωτι μέν νυν ὅστις ἀντανίσταται
πύκτης ὅπως ἐς χεῖρας, οὐ καλῶς φρονεῖ·
οὗτος γὰρ ἄρχει καὶ θεῶν ὅπως θέλει.

Questi versi appartengono alle Trachinie di Sofocle (vv. 441–443) e sono pronunciati da Deianira, sposa di Eracle.

Nel dramma, l’araldo Lica cerca goffamente di nascondere a Deianira la vera identità della giovane prigioniera Iole. Intuita la verità — cioè che Eracle ha distrutto un’intera città per possedere la ragazza —, Deianira non reagisce con furia cieca, ma con una disarmante lucidità tragica.

La forza del passo risiede in due aspetti centrali:

È uno dei momenti in cui il teatro greco esprime con più forza la concezione della passione amorosa: non una scelta morale o psicologica, ma una violenta calamità ontologica a cui è vano opporsi.

Nella ceramica a figure rosse (diffusa in Grecia tra il VI e il IV secolo a.C.), Eros compare assai di frequente. Come puoi notare, l’iconografia pittorica antica coincide molto di più con l’Eros potente e adulto di cui parla Sofocle.
In questi vasi, infatti, non vediamo quasi mai il “putto” paffuto tipico dell’arte rinascimentale o barocca, ma un giovane efebo atletico, dotato di grandi ali, spesso ritratto nell’atto di volare, suonare, incoronare atleti o, come nella concezione più arcaica, brandire armi, fruste o persino fiaccole (per simboleggiare il fuoco e il “bruciore” della passione che incendia gli animi).
Queste immagini confermano come i Greci percepissero l’Amore: un giovane dio vigoroso, rapido e inafferrabile, capace di stravolgere la razionalità umana.
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