Sacrum facere, la perdita come conseguimento

Nel fiume carsico della Tradizione , nel mito, nel simbolismo l’agire sacro ,il sacrum facere, spesso comporta una perdita, un impegno gravoso da rispettare per poter accedere ad un livello diverso da quello orinario conosciuto, un passaggio di dimensione attraverso una strettoia.


Odino sacrifica un occhio per accedere alla Conoscenza di ciò che accede su Yggdrasil ,con un occhio osserva fuori , con l’altro accecato rivolge lo sguardo dentro, e si dovrà impiccare a testa in giù per entrare nei segreti della conoscenza sussurrata, le Rune, Tyr scarifica una mano per lealtà al suo klan nel tentativo di fermare il Lupo del Chaos Fenrir il distruttore…

Centauro mente e corpo integrate L’archetipo del guaritore ferito

Martialia Fluens Motus modus operandi est atque modus contemplandi…Il Movimento Fluido Marziale è un modo di agire (operare) ed anche un modo di entrare in contemplazione..

Quoniam ne contemplatio quidem sine actione est SenecaNeppure la contemplazione è senza azione
Lucius Annaeus Seneca De Serenum de otio

L’ intento del metodo è percorrere il fiume carsico della Tradizione d’occidente e d’oriente onorando le proprie radici e spingendosi Oltre…

Socrate estatico e silente medita eretto…Tempra marziale

οἷον δ᾽ αὖ τόδ᾽ ἔρεξε καὶ ἔτλη καρτερὸς ἀνὴρ ἐκεῖ ποτε ἐπὶ στρατιᾶς, ἄξιον ἀκοῦσαι. Συννοήσας γὰρ αὐτόθι ἕωθέν τι εἱστήκει σκοπῶν, καὶ ἐπειδὴ οὐ προυχώρει αὐτῷ, οὐκ ἀνίει ἀλλὰ εἱστήκει ζητῶν. Καὶ ἤδη ἦν μεσημβρία, καὶ ἅνθρωποι ᾐσθάνοντο, καὶ θαυμάζοντες ἄλλος ἄλλῳ ἔλεγεν ὅτι Σωκράτης ἐξ ἑωθινοῦ φροντίζων τι ἕστηκε. Τελευτῶντες δέ τινες τῶν Ἰώνων, ἐπειδὴ ἑσπέρα ἦν, δειπνήσαντες — καὶ [220d] γὰρ θέρος τότε γ᾽ ἦν — χαμεύνια ἐξενεγκάμενοι ἅμα μὲν ἐν τῷ ψύχει καθηῦδον, ἅμα δ᾽ ἐφύλαττον αὐτὸν εἰ καὶ τὴν νύκτα ἑστήξοι. Ὁ δὲ εἱστήκει μέχρι ἕως ἐγένετο καὶ ἥλιος ἀνέσχεν· ἔπειτα ᾤχετ᾽ ἀπιὼν προσευξάμενος τῷ ἡλίῳ.
Πλάτω in Συμποσίον
Pl. Symp. 220

Alcibiade, narra come testimone, dell’eccezionale straordinaria capacità di concentrazione meditativa di Socrate , durante una campagna militare
Una tale intensa concentrazione da perdere del tutto il contatto con il mondo esterno, oltre lo spazio e il tempo, immergendosi in uno stato corporeo d’immobilità così prolungata, richiama alle pratiche tradizionali mistico-iniziatiche d’oriente, come lo yoga o le pratiche meditative dell’antica Cina.

一種武術或氣功的鍛煉方法。身體站立, 四肢保持一定姿勢, 借助呼吸的引導, 以加強臟腑、氣血、筋骨的功能。練功時思想集中, 呼吸自然, 站立不動, 上虛下實, 有如樹樁, 故名。
Un metodo d’esercizio del wushu e del qigong. Il corpo è eretto, le quattro membra conservano una specifica posizione, traendo sostegno dal respiro, al fine di rafforzare la funzionalità degli organi interni, della circolazione del sangue e del qi, 氣dei muscoli e delle ossa.

(confer Meditazione in piedi Qi gong/kiko 氣功 meditazione in piedi 立禅Ritzu zen 站桩 Zhan zhuang )

Ecco anche cosa ha fatto e sostenuto quest’uomo coraggioso durante questa stessa spedizione; vale la pena ascoltarlo. Socrate tutto assorto in qualche idea ‘era piantato ritto là, fermo dall’alba, meditando; e poiché non ne veniva a capo continuava, ritto in piedi, la sua ricerca: E già era mezzogiorno e alcuni uomini se n’erano accorti e meravigliati dicevano l’un l’altro: ‘Socrate se ne sta lì impalato dall’alba, immerso in qualche pensiero’. Alla fine alcuni Ioni, scesa la era, dopo aver cenato – poiché allora era estate- portarono fuori i giacigli e si misero a riposare all’aperto e nello steso tempo a controllare se stesse piantato là tutta la notte.
Egli vi stette finché fu l’alba e si levò il sole.
Allora si mosse e se ne andò dopo aver fatto la sua preghiera al sole”

Anche all’inizio del medesimo dialogo, mentre gli invitati arrivano in casa di Agatone, Socrate si raccoglie in meditazione nel vestibolo:

“ Se ne sta lì ritto; lo chiamo e non vuole entrare…
Questa è la sua abitudine: talvolta si ritira dove gli capita e sta lì ritto” (175 ab).

(Symp. 220c).

καὶ ἓ μὲν ἔφη ἀπονίζειν τὸν παῖδα ἵνα κατακέοιτο· ἄλλον δέ τινα τῶν παίδων ἥκειν ἀγγέλλοντα ὅτι “Σωκράτης οὗτος ἀναχωρήσας ἐν τῷ τῶν γειτόνων προθύρῳ ἕστηκεν, κἀμοῦ καλοῦντος οὐκ ἐθέλει εἰσιέναι.”

ἄτοπόν γ’, ἔφη, λέγεις· οὔκουν καλεῖς αὐτὸν καὶ μὴ ἀφήσεις;

175bκαὶ ὃς ἔφη εἰπεῖν μηδαμῶς, ἀλλ’ ἐᾶτε αὐτόν. ἔθος γάρ τι τοῦτ’ ἔχει· ἐνίοτε ἀποστὰς ὅποι ἂν τύχῃ ἕστηκεν. ἥξει δ’ αὐτίκα, ὡς ἐγὼ οἶμαι. μὴ οὖν κινεῖτε, ἀλλ’ ἐᾶτε.

Pl. Symp. 175

Così l’inserviente lo lavò e lo preparò per sdraiarsi, quando un altro dei servi entrò con la notizia che il nostro buon Socrate si era ritirato nel portico dei loro vicini; era lì in piedi, e quando gli fu ordinato di entrare, rifiutò.

“Che strano!” disse Agathon, “devi continuare a dirglielo, e non lasciarlo andare”. 175b
Ma questo Aristodemo vietava: “No”, disse, “lascialo stare; è un’abitudine che ha,talvolta si ritira dove gli capita e sta lì ritto , dovunque, ed eccolo lì. Tra poco sarà qui, immagino. Quindi non disturbarlo; lascialo stare. “

Tempra marziale di Socrate

La scena è l’assedio di Potidea (432-430/29). Agli assedi –con il loro estendersi alla stagione invernale – erano legate condizioni
climatiche particolarmente dure, e alla sofferenza (µόχθος, πόνος) dei
combattenti che le hanno subite sotto le mura di Troia fa eloquente
riferimento Eschilo nell’Agamennone (555-567).
Socrate è superiore nei πόνοι al più giovane Alcibiade e a ogni altro combattente, è capace di καρτερεῖν nel mangiare e nel bere, sopportando la mancanza di cibo, e in grado d’astenersi dal vino o di non cadere nell’ubriachezza se costretto ad assumerne; capace, in particolare, di mirabili prove di resistenza al freddo particolare della Grecia del Nord (τὰς τοῦ χειµῶνος καρτερήσεις, δεινοὶ γὰρ αὐτόθι χειµῶνες), di affrontare il gelo sommariamente coperto del suo solito ἱµάτιον e muoversi a piedi scalzi meglio di tutti gli altri, che erano calzati, e coperti con cura
(Smp. 219d-220b).

Confer Massimo Nafissi, Freddo, caldo e uomini veri.
L’educazione dei giovani spartani e il De aeribus aquis locis

Ταῦτά τε γάρ μοι ἅπαντα προυγεγόνει, καὶ μετὰ ταῦτα στρατεία ἡμῖν εἰς Ποτείδαιαν ἐγένετο κοινὴ καὶ συνεσιτοῦμεν ἐκεῖ. πρῶτον μὲν οὖν τοῖς πόνοις οὐ μόνον ἐμοῦ περιῆν, ἀλλὰ καὶ τῶν ἄλλων ἁπάντων —ὁπότ᾽ ἀναγκασθεῖμεν ἀποληφθέντες που, οἷα δὴ ἐπὶ στρατείας , [220a] ἀσιτεῖν, οὐδὲν ἦσαν οἱ ἄλλοι πρὸς τὸ καρτερεῖν— ἔν τ᾽ αὖ ταῖς εὐωχίαις μόνος ἀπολαύειν οἷός τ᾽ ἦν τά τ᾽ ἄλλα καὶ πίνειν οὐκ ἐθέλων, ὁπότε ἀναγκασθείη, πάντας ἐκράτει, καὶ ὃ πάντων θαυμαστότατον, Σωκράτη μεθύοντα οὐδεὶς πώποτε ἑώρακεν ἀνθρώπων. τούτου μὲν οὖν μοι δοκεῖ καὶ αὐτίκα ὁ ἔλεγχος ἔσεσθαι. πρὸς δὲ αὖ τὰς τοῦ χειμῶνος καρτερήσεις —δεινοὶ γὰρ αὐτόθι χειμῶνες— θαυμάσια ἠργάζετο τά τε [220b] ἄλλα, καί ποτε ὄντος πάγου οἵου δεινοτάτου, καὶ πάντων ἢ οὐκ ἐξιόντων ἔνδοθεν, ἢ εἴ τις ἐξίοι, ἠμφιεσμένων τε θαυμαστὰ δὴ ὅσα καὶ ὑποδεδεμένων καὶ ἐνειλιγμένων τοὺς πόδας εἰς πίλους καὶ ἀρνακίδας, οὗτος δ᾽ ἐν τούτοις ἐξῄει ἔχων ἱμάτιον μὲν τοιοῦτον οἷόνπερ καὶ πρότερον εἰώθει φορεῖν, ἀνυπόδητος δὲ διὰ τοῦ κρυστάλλου ῥᾷον ἐπορεύετο ἢ οἱ ἄλλοι ὑποδεδεμένοι, οἱ δὲ στρατιῶται ὑπέβλεπον [220c] αὐτὸν ὡς καταφρονοῦντα σφῶν. καὶ ταῦτα μὲν δὴ ταῦτα·

Cum gladio te vallare scieris, vallum ferre desinito.

”Il simbolo religioso della spada confitta nel terreno e’ oggetto di un culto”
Franco Cardini

“Alle radici della Cavalleria”, Firenze 1981

Cum gladio te vallare scieris, vallum ferre desinito.

Quando avrai imparato a fare della tua spada un vallo, allora smetterai di portarti dietro il vallo

ἐν εὐφρόνῃ Eraclito nella notte frammento 26

”ἄνθρωπος ἐν εὐφρόνῃ φάος ἅπτεται ἑωυτῷ ἀποσβεσθεὶς ὄψεις. ζῶν δὲ ἅπτεται τεθνεῶτος εὕδων, ἐγρηγορὼς ἅπτεται εὕδοντος.
”Ἡράκλειτος ὁ Ἐφέσιος

Ogni traduzione è solo una possibile interpretazione

”Nella notte l’uomo accende una luce a se stesso, spento negli sguardi, e vivendo si afferra al morto; sveglio si afferra al dormiente”

Giorgio Colli

”L’uomo nella notte si accende una luce, anche se la sua vista è spenta; anche se vivo, tocca il morto, (cioè) mentre dorme; anche se sveglio tocca il dormiente.”
Miroslav Marcovich

La notte è euphróne,  εὐφρόνῃ,   la benevola, avvolgente, misterioso confine dal dimensione del  vivo con lo stato di morte e da dormiente con lo stato di veglia.

Nel buio e nel silenzio si  entra in una zona intima lontana dal quotidiano, un richiamo al rito, l’incubazione,ἐγκοίμησι, dormire nel tempio.

Risveglio del dormiente incubazione ἐγκοίμησις, enkoimesis

La procedura avvicina alla morte attraverso il sonno con una trance iniziatica atta a volgerla in vita.
L’uomo chiude gli occhi e realizza una trance di tipo sciamanico:

si separa dal mondo esterno ed entra in un livello profondo, nascosto ai più, oscurato durante il giorno.
Egli raggiunge uno speciale distacco, lo stato di «sonno visionario», estatico per tornare alla vita rinnovato.

un evocazione, un richiamo

तैजस Taijasa che significa dotato di luce, è uno dei molti diversi livelli di esistenza che la Jiva जीव respirare o vivere, un essere vivente, o qualsiasi entità intrisa di una forza di vita,sperimenta a causa dell’attività dei Maya माया ,  letteralmente “illusione” è il secondo dei tre stadi della coscienza che fanno parte dell’ordine individuale del Jiva.
I tre stadi della coscienza Taijasa o coscienza del sogno che ha come oggetto il corpo sottile.

Il Mantra del Mandukya Upanishad Agama-prakarna recita:

स्वप्नस्थानोऽन्तः प्रज्ञः सप्ताङ्ग एकोनविंशतिमुखः प्रविविक्तभुक् तैजसो द्वितीयः पादः || ४ ||

“Il secondo quarto (Pada) è Taijasa la cui sfera di attività è lo stato del sogno, che è consapevole del mondo interno degli oggetti, che ha sette arti e diciannove bocche e che gode degli oggetti sottili del mondo mentale.”

Frammenti Eràclito l’oscuro. Οὐκ ἐμοῦ, ἀλλὰ τοῦ λόγου non ascoltando me ma il logos….

«Οὐκ ἐμοῦ, ἀλλὰ τοῦ λόγου ἀκούσαντασ [ὁμολεγεῖν] σοφόν ἐστιν ἒν πάντα εἰδέναι.»
Ἡράκλειτος ὁ Ἐφέσιος
«Non ascoltando me, ma il logos, è saggio intuire che tutto è Uno, e che l’Uno è tutto.»
(Eraclito, Diels-Kranz, Fr. 50)

道可道,非常道 Il Dao di cui si può parlare non è l’eterno Dao

Giorgio Colli, chiarisce “eidénai” εἰδέναι, indica  un “apprendere per immagini”, un “intuire”, evidenzia la tensione del antico mondo greco ad interpretare l’atto della conoscenza tramite la visione di qualcosa che “già è”, che “sempre è”

“ἁρμονίη ἀφανὴς φανερῆς κρείσσων »
(Eraclito, fr. 54)
« L’armonia invisibile è superiore all’armonia visibile »

κόσμον τόνδε, τὸν αὐτὸν ἁπάντων, οὔτε τις θεῶν οὔτε ἀνθρώπων ἐποίησεν, ἀλλ᾽ ἦν ἀεὶ καὶ ἔστιν καὶ ἔσται πῦρ ἀείζωον ἁπτόμενον μέτρα καὶ ἀποσβεννύμενον μέτρα.

“Questo ordine, lo stesso per tutti, nessuno degli dei lo fece, né gli uomini, ma sempre era, ed è e sarà fuoco sempre vivo, che con misura s’accende e con misura si spegne”.

Ἡράκλειτος ὁ Ἐφέσιος Colli, Giorgio. La Sapienza Greca Vol. III [1993]
Ἡράκλειτος ὁ Ἐφέσιος.Colli, Giorgio. La Sapienza Greca Vol. III [1993]

Eraclito, olio su tavola di Hendrick ter Brugghen, 1628, Rijksmuseum, Amsterdam
Eraclito, olio su tavola di Hendrick ter Brugghen, 1628, Rijksmuseum, Amsterdam

太上 I governanti supremi. 道德經 XVII,17 Dao de Jing

太上,下知有之;其次,親而譽之;其次,畏之;其次,侮之。信不足,焉有不信焉。悠兮,其貴言。功成事遂,百姓皆謂我自然。
道德經 XVII,17 Dao de Jing
Ogni traduzione è solo una possibile interpretazione

 

太上

I governanti supremi
下知有之

 non si sapeva neppure che vene fossero
其次

I successivi
親而譽之

li hanno amati e li hanno elogiati.
其次

i successivi
畏之 li temevano
其次 i successivi
侮之 li disprezzavano.
信不足 Fu così che quando la fiducia era carente
焉有不信焉

la fiducia viene a mancare
悠兮

gravi
其貴言

mostrando l’importanza che hanno posto sulle loro parole!
功成事遂

 

Il loro lavoro è stato fatto e le loro imprese hanno avuto successo,
百姓皆謂我自然

i cento clan tutti insieme spontaneamente da noi stessi abbiamo fatto questo

Nel governo dei saggi agisce ” il non agire” Wu wei 無爲  
il governo migliore è quello la cui azione è quasi impercettibile, i governo dei saggi affonda nel mito perduto di un epoca, età aurea,  un tempo mitico di prosperità e abbondanza( aurea aetas) 

«Aurea prima sata est aetas, quae vindice nullo, sponte sua, sine lege fidem rectumque colebat.» «Fiorì per prima l’età dell’oro; spontaneamente, senza bisogno di giustizieri, senza bisogno di leggi, si onoravano la lealtà e la rettitudine.»
(Ovidio, Metamorfosi, I 89-90)

nelle Opere e i Giorni è proprio il composto αὐτόματος a rendere l’idea dello spontaneismo, vv. 117-118:

… καρπὸν δ’ἔφερε ζείδωρος ἄρουρα

αὐτόματος πολλόν τε καὶ ἄφθονον

‘La terra che dona le messi portava frutto

da sé (automaticamente), molto e abbondante’.

Antico islandese dello Upphaf (Danakonungasǫgur, ed. Guðnason 1982, 40), in cui del tempo felice di Frǫði si dice:

var ár svá mikit, at akrar urðu sjálfsáðir, ok þurfti eigi við vetri at buásk

‘Il raccolto era così copioso che i campi si seminavano da sé e non c’era bisogno di prepararli per l’inverno’.

Baron Arild Rosenkrantz, “The Temple”, 1931.
Baron Arild Rosenkrantz, “The Temple”, 1931.

« La superficie terrestre, chiamata «Vera Terra», è per noi irraggiungibile, ma anche se non lo fosse, non potremmo sopportare questa esperienza, trovandoci come pesci che tentano di respirare aria. Infatti l’etere — l’elemento che sta sulla testa degli abitanti della Vera Terra — sta all’aria come l’aria sta all’acqua. Di conseguenza, coloro che vivono in questo paradiso aereo, che in realtà corrisponde al paese degli Iperborei o alle Isole dei Beati, con l’unica differenza di non trovarsi sulla nostra friabile terra ma al di sopra, camminano sull’aria e respirano etere.

Il fondo delle profonde fenditure della terra in cui viviamo è composto da materia di bassa qualità. La Vera Terra ha invece un suolo di pietre preziose, di gran lunga più pregiate delle nostre; è ricca d’oro e d’argento, di piante e animali meravigliosi. Nel Gorgia (523a e seg.), Platone definisce la Vera Terra come le Isole dei Beati; esse sono popolate da una razza di navigatori dell’aria che godono di un clima mite, non sono soggetti a malattie o decadimento e, nei templi, s’incontrano faccia a faccia con gli dèi: gli dèi infatti non sono altro che i radiosi abitanti dell’etere superiore. »

Ioan Petru Culianu, allievo di Mircea Eliade
tratto dalla sua opera “I viaggi dell’anima”

confer axis mundi 

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