意念攻擊力

意念攻擊力,是一種非主導意識內力。意思是,並不是每個人自然就會使用這種力。而是通過長期鍛鍊、體會,才能學會的一種力。

意念攻擊有兩種方式:一是意念凝聚力攻擊,二是意念蠻力攻擊。

首先,談談意念凝聚力攻擊。

心身をひとつにする。  Riunisci mente e corpo.

 

 

強烈的意念體會——得氣——這是意念凝聚力的核心。舉一例子,以手指直指兩眼中間印堂部位,以不接觸的距離為限,集中精力,凝神去想印堂深處,過一會兒會感覺到印堂深處有一種麻脹感,這就是強烈意念的感覺。相當於中醫針灸學中所說的得氣,即扎針進入人體所需深度後,反覆提插、捻轉,使被針者機體深部有強烈的麻脹感,即為得氣。這也就是衡量其他部位是否達到了強烈意念凝聚力感覺的自我標準。使用意念凝聚力時,雖然任何部位肌肉都不用力,但我們也會感到有些累,這就是功力到了。

使用意念力時,需要定神、定氣,有時還要動作輔助,以增強效果。

定神。相當於佛教禪功,破除雜念,意念集中,屏神靜氣。

定氣。有意控制呼吸,用氣輔助,相當於人們常說的定氣。

 

道 Dao Tao Do Tao Te Ching 道德 經

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Dao via, strada, cammino; tracciare un cammino, condurre, connettere; corso d’acqua o condotta; via da seguire, principio guida, norma, dottrina; seguire una dottrina, essere adepto di una disciplina; il Dao, la Via; modo di procedere, arte, metodo; opera magica o tecnica; potere dell’indovino, del mago o del re; reggere, governare; discorso, dire, insegnare, parlare, spiegare, esprimere, comunicare; sapere, essere consapevole. 

道可道,非常道


Dao ke dao fei Chang Dao

Il Dao di cui si può parlare non è l’eterno Dao

Dao detto Dao non è Dao

Lao Tzu 老子Tao Te Ching 道德 經

Dao ke dao fei Chang Dao

Ogni dire che può essere detto non è un dire costante/eterno
Ogni norma che può essere detta/insegnata/comunicata non è norma costante/eterna

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Ogni dottrina che può essere detta/insegnata/comunicata non è una dottrina costante/eterna

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Ogni via che può essere detta/insegnata /comunicata non è una via costante/eterna

”La mappa non è il territorio ”

Korzybski

La maggior parte dei significati della parola dao preesistono al daoismo: il termine era già di uso corrente ai tempi in cui il daoismo ebbe origine.
Ma i daoisti se ne servirono in una maniera particolare, in un senso nuovo e specifico che, seguendo la convenzione, indico con l’iniziale maiuscola: il Dao, la Via.
Per comprendere l’origine di questo nuovo uso della parola dobbiamo in primo luogo farci un’idea di come il termine dao fosse usato nel dibattito filosofico all’epoca.

I temi principali di questo dibattito erano di natura epistemologica ed etica: riguardavano la distinzione fra il vero e il falso, fra il giusto e lo sbagliato, i principi che devono guidare il comportamento dell’individuo e i fondamenti delle norme che devono reggere la società. Il dibattito dunque riguardava ‘i dao‘, i principi guida, le norme, le dottrine, così come la validità dei discorsi, delle argomentazioni in merito. In esso si affrontavano diverse scuole di pensiero che possono essere divise in due grandi campi, tradizionalisti e innovatori.

I confuciani, rappresentanti per eccellenza del campo conservatore, “erano sacerdoti del rituale culturale e sociale. Essi sottolineavano l’approvazione e l’autenticazione convenzionale.” (Nota 1) Per loro la suprema autorità etica era la via tracciata dagli antichi re-saggi, tramandata nelle norme e nei rituali sociali. Una delle loro preoccupazioni era la ‘rettificazione dei nomi’, l’uso appropriato del linguaggio: linguaggio corretto, comportamento corretto e ordinamento corretto della famiglia e della società erano intimamente connessi. In tutti e tre i casi occorreva ritornare a una tradizione più antica e più pura per porre rimedio al disordine e alla corruzione del presente.

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I moisti, i seguaci di Mozi (circa 480 a.C.), sono invece un esempio paradigmatico del campo innovatore. Essi “erano carpentieri, ingegneri, strateghi militari. I criteri di validazione per loro erano più legati al mondo e meno alla società…” (nota 1) Ai loro occhi le norme tradizionali, in quanto creazione umana, non erano dotate di un valore intrinseco e universale. L’ideale moista era un’etica universale in quanto fondata nella natura, non nella cultura. Questo fondamento veniva individuato nella distinzione naturale fra il beneficio e il danno: compito delle norme etiche era dunque assicurare la massima utilità sociale, massimizzando il beneficio e minimizzando il danno.

道可道,非常道 Il Dao di cui si può parlare non è l’eterno Dao

In questo dibattito i daoisti intervennero in maniera radicale, mettendo in discussione i presupposti sia degli uni che degli altri e spostando il discorso a un metalivello. Moisti e confuciani discutevano su quale fosse il giusto dao a livello individuale e sociale. I daoisti chiesero invece: esiste un giusto dao? Esiste una norma, una dottrina, un discorso che sia costante, universale? Si può parlare di un giusto e di uno sbagliato in senso assoluto? Oppure il giusto e lo sbagliato, il vero e il falso sono relativi e dipendenti dal contesto? Moisti e confuciani discutevano su quali fossero i fondamenti dell’etica e su quali norme fossero più appropriate per lo sviluppo dell’individuo e della società. I daoisti misero in discussione l’idea stessa di etica. Ai loro occhi l’imposizione di un’etica, qualsiasi etica, era un allontanarsi dalla spontaneità, dalla natura originaria e autentica dell’essere umano.

Fondamentalmente dunque i daoisti spostarono il discorso da ‘cosa è vero e giusto’ a ‘cosa si può dire in generale del vero e del giusto’. Spostarono cioè il discorso a un metalivello, dove inevitabilmente si trovarono ad affrontare il problema dei limiti del linguaggio, la frattura fra rappresentazione e realtà e, in nuce, tutti i dilemmi del pensiero postmoderno contemporaneo.

La risposta daoista alla domanda ‘cosa si può dire in generale del vero e del giusto’ è fondamentalmente scettica e relativista. I daoisti ironizzano sulla presunzione di coloro che pensano di poter catturare la realtà in un sistema intellettuale.
Sono altresì convinti che cercare di imporre una norma di comportamento agli individui e alla società, sforzarsi di migliorare le cose, è fare il primo passo nella direzione sbagliata ed è la sorgente ultima del disordine.
Meglio è astenersi dall’interferire nel corso naturale delle cose, adottare una forma di azione fluida e minimale che può essere descritta come ‘non azione’ (un’idea di cui avremo modo di occuparci spesso nel commento al testo) e ritornare a una condizione di semplicità descritta metaforicamente dall’immagine del ‘blocco di legno grezzo’.

Dao ke dao…

Riesaminiamo dunque il primo verso del Laozi alla luce del contesto tratteggiato sopra. Il verso consiste di sei caratteri: dao (4) ke (3) dao (4) fei (1) chang (2) dao (4).

dao via, strada, cammino; principio guida, norma, dottrina; modo di procedere, arte, metodo; discorso, dire, insegnare, parlare, spiegare, esprimere, comunicare, il Dao, la Via

ke potere, permettere, essere in grado, consentire, approvare, appropriato, possibile, veramente

dao via, strada, cammino; principio guida, norma, dottrina; modo di procedere, arte, metodo; discorso, dire, insegnare, parlare, spiegare, esprimere, comunicare, il Dao, la Via

fei non essere, non, diverso, opposto, contraddizione

chang costante, durevole, sempre, frequente, assoluto, permanente

dao via, strada, cammino; principio guida, norma, dottrina; modo di procedere, arte, metodo; discorso, dire, insegnare, parlare, spiegare, esprimere, comunicare, il Dao, la Via

Alcune letture possibili di questo verso sono:

‘ogni via che può essere detta/insegnata/comunicata non è una via costante/eterna’
‘ogni norma che può essere detta/insegnata/comunicata non è una norma costante/eterna’
‘ogni dottrina che può essere detta/insegnata/comunicata non è una dottrina costante/eterna’.
‘ogni dire che può essere detto non è un dire costante/eterno’.

Tutte queste letture corrispondono alla posizione epistemologica dei daoisti.
Esse dicono sostanzialmente: ogni discorso è contingente, ogni rappresentazione della realtà è solo condizionalmente valida, ogni norma prescrittiva è relativa, non esiste un fondamento ultimo per l’epistemologia e per l’etica.

Questa è essenzialmente anche la prospettiva che sta alla base del pensiero postmoderno.
Una formulazione classica di essa è la famosa metafora di Korzybski:
“la mappa non è il territorio” (nota 1).
Un’affermazione apparentemente ovvia, che tuttavia intesa in senso ampio colpisce alla radice ogni tentativo di catturare la realtà in un sistema di pensiero. Quel che Korzybski dice è che ogni descrizione della realtà mediante un linguaggio è una mappa. L’universo del discorso è l’universo delle mappe: la realtà, il ‘territorio’, resta eternamente al di là di tale universo.

Un’altra, splendidamente ironica, formulazione dello stesso assioma (una formulazione che indubbiamente sarebbe piaciuta a Laozi) è la pipa di Magritte. Nel 1929 il surrealista belga René Magritte dipinse questo quadro, intitolato L’inganno delle immagini:

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L’inganno di cui Magritte parla non si limita alle immagini, ma si estende a ogni forma di rappresentazione: un persistente errore umano è la reificazione dei nostri costrutti mentali, scambiare il concetto per la cosa (scambiare la mappa per il territorio, nel linguaggio di Korzybski).

Ma, se daoismo e pensiero postmoderno condividono la stessa epistemologia relativista come punto di partenza, essi divergono nei loro sviluppi. La realtà è indicibile, è eternamente al di là dell’universo del discorso: questo è il punto di partenza comune. Ma l’interesse del pensiero postmoderno si concentra sull’universo del discorso come creatore di realtà intersoggettivamente condivise, di mondi sociali. L’interesse dei daoisti invece è tutto rivolto verso la realtà indicibile. Il loro interesse per la sfera del discorso è solo critico e ironico. La dimensione esistenziale è la sola che conta per loro.

Essi introducono perciò un nuovo uso della parola dao, l’uso che ho indicato con l’iniziale maiuscola. Il Dao, la Via è ciò che sta oltre il dicibile, ciò che non ha nome e di cui pertanto si può solo parlare per paradossi e allusioni, ciò che è più antico di ‘cielo e terra’, il ‘vuoto’ che sta prima della dualità di soggetto e oggetto, coscienza e mondo. Il Laozi può essere letto come un invito a un viaggio esperienziale in questa dimensione del ‘vuoto’ – il ‘vuoto’ che è ‘la madre dei diecimila esseri’, il ‘vuoto’ da cui ogni cosa scaturisce e a cui ogni cosa ritorna.

Tenendo presente quest’altro uso della parola dao, le letture possibili del primo verso del Laozi si allargano a comprendere le seguenti:

‘ogni dao di cui si può parlare non è l’eterno/costante Dao’
‘ogni via che può essere insegnata non è l’eterna/costante Via’
‘il Dao, non appena se ne parla, non è già più l’eterno/costante Dao’
o anche, concisamente (con Addiss e Lombardo):
‘Dao detto Dao non è Dao’.

È importante a questo punto comprendere che questi nuovi significati non escludono quelli indicati in precedenza. Il testo cinese li comprende tutti simultaneamente (e altri ancora). È una caratteristica della lingua cinese (una delle caratteristiche che ne fanno uno straordinario mezzo di poesia) il fatto che ogni parola contenga una molteplicità di risonanze e ogni frase possa essere letta in vari modi. Ma ciò che è in gioco qui è qualcosa di più della flessibilità della lingua: è lo spirito stesso del daoismo che accoglie gli opposti come complementari e tiene insieme letture diverse della stessa cosa. Si consideri, per esempio, questo passo del Zhuangzi, l’altro grande classico del daoismo, all’incirca contemporaneo o di poco posteriore al Laozi:

“Perciò ‘quello’ emerge da ‘questo’ e ‘questo’ dipende da ‘quello’ – che val quanto dire che ‘questo’ e ‘quello’ si generano a vicenda. Dove c’è nascita dev’esserci morte; dove c’è morte dev’esserci nascita. Dove c’è accettabilità dev’esserci inaccettabilità; dove c’è inaccettabilità dev’esserci accettabilità. Dove c’è il riconoscimento del giusto dev’esserci il riconoscimento dello sbagliato; dove c’è il riconoscimento dello sbagliato dev’esserci il riconoscimento del giusto. Perciò il saggio non procede in questo modo, ma illumina tutto nella luce del cielo. Anch’egli riconosce un ‘questo’, ma un ‘questo’ che è anche un ‘quello’, un ‘quello’ che è anche ‘questo’. Il suo ‘quello’ contiene sia un giusto che uno sbagliato. Perciò, di fatto, ha ancora un ‘questo’ e un ‘quello’? O di fatto non ha più un ‘questo’ e un ‘quello’? Lo stato in cui ‘questo’ e ‘quello’ non trovano più il loro opposto è detto il perno della Via.” (Zhuangzi, 2) (nota 5)

Questo libro vuole essere un invito a leggere il Laozi nello spirito “in cui ‘questo’ e ‘quello’ non trovano più il loro opposto”.  Vuole essere una ‘traduzione daoista’ del Laozi, che permetta al lettore di abbracciare diverse risonanze del testo, di tenere insieme interpretazioni contrapposte senza dover necessariamente scegliere, bensì contemplandole come strati di significato che si arricchiscono a vicenda.

Confer Augusto Shantena Sabbadini  Tao Te Ching.

(1) Voce del Dictionnaire Ricci de caractères chinois, Instituts Ricci (Parigi-Taipei), Desclée de Brouwer, Parigi, 1999 (mia traduzione semplificata).
(2) Chad Hansen, A Daoist Theory of Chinese Thought, Oxford University Press, Oxford e New York, 1992, p. 99.
(3) Ibid.
(4) Questa frase compare per la prima volta in una presentazione che Korzybski tenne a un convegno della American Mathematical Society a New Orleans nel 1931.
(5) Burton Watson, The Complete Works of Chuang Tzu, Columbia University Press, New York and London, 1969, pp. 39-40.

Il Tao che può essere detto non è l’eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l’eterno nome.
Senza nome è il principio del Cielo e della Terra..

Il Tao di cui si può parlare non è l’eterno Tao, i nomi  che si possono  pronunciare non sono nomi eterni.
Senza nome, l’origine del cielo e della Terra.
Con  nome la Madre delle diecimila esseri.
Perciò costantemente senza desiderio ne contempli il mistero.
costantemente con desiderio ne contempli i limiti.
Insieme li diciamo l’oscuro, dall’oscuro ancora l’oscuro, la porta di tutti i misteri.

道可道,非常道。名可名,非常名。无名天地之始;有名万物之母。故常无欲,以观其妙;常有欲,以观其徼。此两者,同出而异名,同谓之玄。玄之又玄,衆妙之门。

Lao Tzu 老子Tao Te Ching 道德 經 I 

Tra le interpretazioni varie:

首 Shǒu, testa, e 辶(辵) Chuò camminare.
首 Shǒu, testa, ha due componenti su cui voglio attirare la vostra attenzione:目 Mù occhio, e, sulla sommità丷, ciocche di capelli raccolti in due chignon, come era uso fare anticamente dalle persone di un certo rango.

Il capo, gli occhi, sono la parte del nostro corpo che ci rendono unici e riconoscibili.
La faccia inoltre è legata alla nostra auto-identificazione, alla coscienza di sé.
辶(辵) Chuò camminare, raffigura un piede che lascia orme.
Quindi 道 Dà raffigura una persona speciale perché ha piena consapevolezza di sé (mostra il suo volto) e cammina speditamente sulla strada che ha scelto, lasciando delle tracce per chi intende seguire lo stesso sentiero.

有無相生 Essere e non-essere si generano a vicenda 02

谷神不死 Lo spirito della valle non muore  06

 

Daziran 大自然 sistema totale della Natura

In qualità di praticante e cultore di discipline d’oriente non posso esimermi dall’approfondimento culturale e la comprensione di ciò che stà accadendo.
Un dibattito ampio e complesso sulla relazione tra le antiche teorie e credenze della Cina e le attuali prospettive della Modernità apre a riflessioni, dubbi e perplessità o forse piccoli scorci di fiducia….
Difficile per l’osservatore attento ignorare ciò che accade ad oriente…
il Drago è molto attivo, gigante, fumoso, famelico, metallico, frenetico, geneticamente modificato, artificialmente intelligente..
antico ma proiettato nel futuro,diffidente e forse rancorosamente risvegliato…
Ma sono opinioni personali,  lasciamo la parola a chi studia il fenomeno con rigore accademico…

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Ester Bianchi: Spontaneo 自然 è il modo del dao. Narrazioni della natura fra tradizione e modernità.

“Il Dao ha per modello ciò che così è, da sé
(Dao fa ziran 道法自然)”.
stanza 25 del Laozi 

Immagine: “Il Dao ha come modello ciò che così-è, da sé” (dal Daodejing, traduzione di Attilio Andreini). Calligrafia di Zhao Puchu esposta nel tempio daoista Baxiangong, Xi’an, foto Arianna Rinaldo.
Immagine: “Il Dao ha come modello ciò che così-è, da sé” (dal Daodejing, 25 traduzione di Attilio Andreini). Calligrafia di Zhao Puchu esposta nel tempio daoista Baxiangong, Xi’an, foto Arianna Rinaldo. FONTE Sinosfere

”In cinese moderno il termine per indicare la natura, intesa come “sistema totale degli esseri viventi, animali e vegetali, e delle cose inanimate che presentano un ordine, realizzano dei tipi e si formano secondo leggi” (Treccani), è daziran 大自然.
Si tratta di un termine moderno, entrato nell’uso con questa connotazione alla fine del XIX secolo, per quanto ispirato a una concezione antica del mondo naturale.

自然 letteralmente significa “essere tale di per sé” e, quando si riferisce all’ordine naturale del cosmo, è spesso tradotto con “spontaneità” o “naturalezza”.
Per quanto non sia un termine squisitamente daoista, ricorrendo con connotazioni diverse anche negli scritti legalisti e di altri filosofi, è indubbio che ziran rappresenta uno dei concetti centrali del Laozi, del Zhuangzi e dei loro eredi, dove designa un aspetto del Dao, descrive il naturale fluire delle “diecimila entità e processi” nel mondo ed è alla base della condotta ideale del saggio.
Nel pensiero della Cina antica, altri termini che si intersecano all’idea di ordine cosmico sono tian  (“cielo”), li 理 (“principio”) e qi  (“soffio/energia vitale”).
Nelle arti tradizionali, infine, il paesaggio naturale è indicato dal binomio shanshui 山水 (lett. “monti e acque”).
Questa concezione della natura, che presuppone l’armonia tra uomo e ambiente fisico circostante e implica una costante relazione e interdipendenza tra macrocosmo e microcosmo, rimase un modello cui aspirare nella coltivazione individuale e nella sfera pubblica durante gran parte del periodo imperiale.
Come spiega efficacemente Daniele Brombal, tuttavia, questo non si tradusse generalmente in una sua applicazione nelle “politiche ambientali” tipiche della Cina tradizionale, che erano spesso lungi dall’essere “ecologiche”.
La medesima visione olistica della natura è riproposta oggi nei più svariati ambiti (artistico, ideologico, letterario, politico, religioso, scientifico ecc.), intrecciata a nuovi modelli del rapporto fra uomo e natura originati in Occidente e a una nuova sensibilità per la distruzione ambientale portata con sé dalla modernizzazione.
Di recente si è così affermata la tendenza ad assimilare il concetto di natura a quello di “ecologia” (shengtai 生態) e di “ambiente” (huanjing 環境), con una crescente preoccupazione per la sua tutela (huanbao 環保). In termini generali, le idee tradizionali sulla natura sono state rivisitate in chiave moderna e spesso caricate di una retorica strumentale all’agenda politica.”

saperne di più Sinosfere

Confer Ester Bianchi insegna religioni e filosofia della Cina e società e cultura cinese all’Università degli studi di Perugia. La sua ricerca verte sulle religioni cinesi, che indaga con le modalità della ricerca filologica e storico-religiosa

OCCULTARE LA LUCE 道德经·天长地久

天长地久。天地所以能长且久者,以其不自生,故能长生。是以圣人后其身而身先;外其身而身存。非以其无私耶?故能成其私

Il Cielo è perpetuo e la Terra perenne.
La ragione per cui
il Cielo può essere perpetuo e la Terra perenne
è che non vivono per sé stessi:
perciò possono vivere a lungo.

Per questo il santo
pospone la sua persona
e la sua persona viene premessa,
apparta la sua persona
e la sua persona perdura.
Non è perché è spoglio di interessi?
Per questo può realizzare il suo interesse.

争力 zheng-li L’integrazione delle tensioni concorrenti

Lo 争力 zheng-li è uno stato di equilibrio tra due tensioni.
”L’integrazione delle tensioni  concorrenti” 

 

 

 

 

Zheng li, 争 力  ” è un concetto, una sensazione,  traducibile come Forze o tensioni contraddittorie  tensioni opposte , toni opposti , integrazione delle tensioni simultanee ,coppie di opposti, forze isometriche “,due forze o tensioni simultanee che, a partire dal rilassamento muscolare, si sviluppano contemporaneamente da un punto centrale, prendendo direzioni o traiettorie opposte.

qi-gong

“L’ immagine ” di una sfera ovale che racchiude o circonda la figura del corpo umano nelle sue tre dimensioni.

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Quel punto centrale può riferirsi all’intero corpo o a una parte di esso, poiché il  Zheng li, può essere lavorato totalmente o parzialmente rispetto al corpo umano.

 

 

 

Ci si riferisce alla generazione di ” immagini ” tramite la visualizzazione guidata

dall’ Yi” 意  l’Intento/idea di attivare un processo.

意念

Una  visualizzazione mentale  di come queste due forze opposte creano tensione o tono nel nostro corpo.

Alcuni  ricercatori hanno dimostrato che una visualizzazione mentale eseguita in un esercizio specifico, si configura nel nostro  cervello e nella mente attivando aree cerebrali e nervose e muscolari nello stesso modo come se quell’attività fosse esercitata nella pratica reale.

La tradizione d’Oriente era assai ricca relativamente a tale pratica, in Occidente tale percorso ,nel tempo è divenuto più sotterraneo, a tratti riemergendo con forza, come durante il Rinascimento nella pratiche alchimistiche .

Idea dal greco antico ἰδέα, dal tema di ἰδεῖνvedere è un termine usato sin dagli albori della filosofia, indicante in origine un’essenza primordiale e sostanziale, ma che oggi ha assunto nel linguaggio comune un significato più ristretto, riferibile in genere ad una rappresentazione o un “disegno” della mente.

“DE UMBRIS IDEARUM”

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“Zheng 争 significa” la lotta tra due rivali “come se stessero combattendo per cogliersi l’un l’altro. Li 力 significa forza.
Se le due forze sono uguali, tra loro si stabilisce un equilibrio.

il concetto pratico di zheng-li 争力 è convogliato nei cinque esercizi:

 

qiu-li 求 力: la ricerca della forza

shi-li 試 力: esperienza forza

zeng-li 増 力: aumenta la forza

fa-li 発 力: esplosione di forza

yong-li 用力: usa la forza nella forma tecnica spontanea

Una forza pneumatica ugualmente bilanciata attraverso il tuo corpo in sei direzioni.
Liu Mian Mo Li (六 面 摸 力) è sviluppato attraverso sei direzioni in tre coppie di direzioni contraddittorie: su / giù, indietro / avanti, sinistra / destra.
Le direzioni contraddittorie connesse dall’intento creano Mao Dun Zheng Li (矛盾 争 力, coppie di forze opposte).

Uno degli obbiettivi della pratica del qi gong/kiko   meditazione in piedi Ritzu zen 站桩 立禅 con finalità marziale  generare qi   per aumentare e nutrire la FORZA PNEUMATICA uno stato di rilassamento globale di tutto il corpo con la presenza di uno stato di compressione (zheng-li 争力) per generare una immediata disponibilità all’esplosività.  
La compressione dona un senso di pienezza utile da spendere nella combattività.

氣功的本質是什麼,是用人的主觀意識去影響植物神經。

 L’essenza del qigong, è l’uso della coscienza soggettiva umana per influenzare il nervo autonomo(nervo vago)

谷神不死 Lo spirito della valle non muore

谷神

谷神不死,是谓玄牝。玄牝之门,是谓天地根。绵绵若存,用之不勤。

Lo spirito della valle non muore,
è la misteriosa femmina.
La porta della misteriosa femmina
è la scaturigine del Cielo e della Terra.
Perennemente ininterrotto come se esistesse
viene usato ma non si stanca.

oppure

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Lo spirito della valle non muore è la femmina del profondo

La porta della femmina del profondo è l’origine di cielo e terra

Sottile, sottile, come appena presente: eppure il suo uso è inesauribile

道德經  Tao Te Ching VI

interpretazioni

La creatività del vuoto, il Dao 道 vuoto è la valle ,l’utero, la madre universale, che è origine del cielo e della terra.
Sottile, impercettibile, oscura origine, ovulo primordiale, uovo cosmico, inesauribilmente presente per e in tutte le sue creature.

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天之道 La via del Cielo

天之道,其犹张弓与?高者抑之,下者举之;有馀者损之,不足者补之。天之道,损有馀而补不足。人之道,则不然,损不足以奉有馀。孰能有馀以奉天下,唯有道者。是以圣人为而不恃,功成而不处,其不欲见贤。

天之道 la via del cielo

道德经 Dao De Jing LXXVII

La Via del Cielo
come è simile all’armar l’arco!
Quel ch’è alto viene abbassato,
quel ch’è basso viene innalzato,
quello che eccede viene ridotto,
quel che difetta viene accresciuto.
La Via del Cielo
è di diminuire a chi ha in eccedenza
e di aggiungere a chi non ha a sufficienza.
Non è così la Via dell’uomo:
ei diminuisce a chi non ha a sufficienza
per donare a chi ha in eccedenza.
Chi è capace di donare al mondo
ciò che ha in eccedenza?
Solo colui che pratica il Tao.
Per questo il santo
opera ma nulla s’aspetta
compiuta l’opera non rimane,
non vuole mostrare di eccellere.

TAO DAO道

        道可道,非常道

Il Dao di cui si può parlare non è l’eterno Dao

Il Tao che può essere detto non è l’eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l’eterno nome.
Senza nome è il principio del Cielo e della Terra..

Il Tao di cui si può parlare non è l’eterno Tao, i nomi  che si possono  pronunciare non sono nomi eterni.
Senza nome, l’origine del cielo e della Terra.
Con  nome la Madre delle diecimila esseri.
Perciò costantemente senza desiderio ne contempli il mistero.
costantemente con desiderio ne contempli i limiti.
Insieme li diciamo l’oscuro, dall’oscuro ancora l’oscuro, la porta di tutti i misteri.

道可道,非常道。名可名,非常名。无名天地之始;有名万物之母。故常无欲,以观其妙;常有欲,以观其徼。此两者,同出而异名,同谓之玄。玄之又玄,衆妙之门。

Lao Tzu 老子Tao Te Ching 道德 經

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老子

 

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Il Tao DàoTao; letteralmente la Via o il Sentiero, traccaire un cammino, condurre, connnettere, corso d’acqua  o condotta, via da seguire, principio guida ,norma, dottrina, seguire una dottrina .essere adepto di una disciplina, Il Dao, la Via modo di procedere, arte, metodo, opera magica o tecnica, potere dell’individuo del mago o del re, potere dell’indovino, reggente, governatore, discorso, dire, insegnare, parlare, spiegare, esprimere, comunicare, sapere, essere consapevole.
confer Voce del Dictionnaire Ricci de caracteres chinois  Istituts Ricci

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老子

E’ uno dei principali concetti del antico pensiero cinese.
Si tratta di un termine di difficile traduzione, inizialmente concepito come una potenza inesauribile che sfugge a qualunque tentativo di definizione

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首 Shǒu, testa, e 辶(辵) Chuò camminare.
首 Shǒu, testa, ha due componenti su cui voglio attirare la vostra attenzione:目 Mù occhio, e, sulla sommità丷, ciocche di capelli raccolti in due chignon, come era uso fare anticamente dalle persone di un certo rango.

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老子

Il capo, gli occhi, sono la parte del nostro corpo che ci rendono unici e riconoscibili.
La faccia inoltre è legata alla nostra autoidentificazione, alla coscienza di sé.
辶(辵) Chuò camminare, raffigura un piede che lascia orme.
Quindi 道 Dà raffigura una persona speciale perché ha piena consapevolezza di sé (mostra il suo volto) e cammina speditamente sulla strada che ha scelto, lasciando delle tracce per chi intende seguire lo stesso sentiero.

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Wu wei 無爲

 无为 (semplificato) 無爲  agire senza agire agire senza sforzo (tensione) 

Un concetto, se così si può definire, proveniente dalla filosofia dei seguaci
del Tao 道 di difficile comprensione, apparentemente richiama la passività ma è un invito ad una costante attenzione a tutto ciò che ci circonda per evitare interferenze con il suo inesauribile intrecciarsi di rapporti.
Un’attenzione che esige la massima lucidità mentale, senza regole fisse e categorie immodificabili, che ostacolano il fluire spontaneo degli eventi.
Richiama il concetto, che detiene un risvolto nella pratica di alcune discipline  柔 Ju, in giapponese, gentilezza, adattabilità, cedevolezza, morbidezza elemento rilevante nelle discipline quali il judo 柔道 la via della cedevolezza e nel jūjitsu 柔術 la tecnica della cedevolezza, anche il termine ruan8582-b è caratterizzato da un simile intento, principi fondamentali nel 太極拳 tàijíquán nel Qigong kiko氣功 e nell’ aikido合気道
Vi è poi una riflessione più squisitamente filosofica:
Lo scopo del wu wei 無爲 il mantenimento di un perfetto equilibrio, o allineamento con il Tao, e quindi con la natura, un agire che viene definito dal principio superiore, l’essere in sé, che pur permanendo intatto nella propria immutabilità, si manifesta nel soggetto agente, costruendone la legge interiore e guidandone l’azione dal inizio alla fine.
Un concetto d’azione nobile che ha l’intento di superare l’ego e la sua necessità di profitto, difficile e assai raro….
ma poetico.

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