Inter se ista miscenda sunt: et quiescenti agendum et agenti quiescendum est. (Seneca).

Itaque hoc quod apud Pomponium legi animo mandabitur:

 ‘quidam adeo in latebras refugerunt ut putent in turbido esse quidquid in luce est’. 

Inter se ista miscenda sunt: et quiescenti agendum et agenti quiescendum est. 

Cum rerum natura delibera: illa dicet tibi et diem fecisse se et noctem. 
Vale.

Ti verrà affidata questa frase che ho letto in  Pomponio: 
“Vi son quelli che tanto rifuggono sotterra che ritengono tempesta  tutto ciò che sta sotto il sole”. 
Bisogna saper conciliare queste due tendenze, che il flemmatico prenda iniziative 
e che chi è sempre in attività sappia apprezzare la quiete. 
Consigliati con la natura, ti dirà di aver creato sia il giorno sia la notte. Sta’ bene.
("vi è chi vive così chiuso nel suo guscio da vedere un oscuro pericolo in tutto ciò che sta alla luce del sole" Occorre saper conciliare le due condizioni di vita l'uomo che vive nella quiete sia più operoso e l'uomo d'azione trovi il tempo per riposare. Tu segui l'esempio che ti da madre natura essa ha fatto sia il giorno che la notte.)
Ad Lucilium, III
Così ciò che ho letto in Pomponio sarà mandato a mente: «Certi a tal punto sono rifuggiti nei nascondigli, che credono sia nel torbido tutto ciò che è nella luce». Devono essere mescolate tra loro queste (cose): e da chi riposa si deve agire, e da chi agisce si deve riposare. Delibera con la natura: lei ti dirà che ha fatto e il giorno e la notte.

vivere ogni giorno in un presente, come se fosse l’ultimo giorno …..

”il misurare se stessi in una speciale contemplazione della morte, vivere ogni giorno in un presente, come se fosse l’ultimo giorno , la direzione da imprimere al proprio essere come una forza magnetica che potrà anche non manifestarsi in questa esistenza con la rottura completa di livello ontologico propria alla ”iniziazione” ma che non mancherà di scattare al momento giusto, per portare oltre”

Julius Evola Cavalcare la Tigre

Satis natura homini dedit roboris si illo utamur, si vires nostras colligamus ac totas pro nobiscerte non contra nos concitemus.
Nolle in causa est, non posse praetenditur.

La natura ha dato all’uomo forza sufficiente perché ne facciamo uso, a patto che chiamiamo a raccolta le nostre forze e le muoviamo tutte in nostro favorenon contro di noi.
Il vero motivo è la mancanza di volontà, l’impossibilità è un pretesto.

Confer SENECA EPISTULAE MORALES AD LUCILIUM
(LIBRO 19 PAR. 116) Lucius Annaeus Seneca

La pratica marziale Ierofania degli archetipi

Nulla due sine linea
Detto della Tradizione greco romana
Nessun giorno senza un tratto
Poiché la soglia è sempre vicina la prima è la fine dell’azione, la seconda è la fine di questa esperienza chiamata vita
La pratica è la vivificazione del fiume carsico della Tradizione, dell’eterno ritorno vivente in una ierofania cangiante degli Archetipi

tyr ᛏᛦᚱ

Impara le rune della vittoria,se tu desideri vincere,e scrivi le rune sulla tua elsa; alcune nel solco,ed altre nel piatto,e due volte dovrai invocare Týr

Sigrúnar skaltu kunna,
ef þú vilt sigr hafa,
ok rísta á hjalti hjörs,
sumar á véttrimum,
sumar á valböstum,
ok nefna tysvar Týr

strofa del Sigrdrífumál, Edda poetica

tyr ᛏᛦᚱ

Sacrum facere, la perdita come conseguimento

Nel fiume carsico della Tradizione , nel mito, nel simbolismo l’agire sacro ,il sacrum facere, spesso comporta una perdita, un impegno gravoso da rispettare per poter accedere ad un livello diverso da quello orinario conosciuto, un passaggio di dimensione attraverso una strettoia.


Odino sacrifica un occhio per accedere alla Conoscenza di ciò che accede su Yggdrasil ,con un occhio osserva fuori , con l’altro accecato rivolge lo sguardo dentro, e si dovrà impiccare a testa in giù per entrare nei segreti della conoscenza sussurrata, le Rune, Tyr scarifica una mano per lealtà al suo klan nel tentativo di fermare il Lupo del Chaos Fenrir il distruttore…

Centauro mente e corpo integrate L’archetipo del guaritore ferito

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